Affamati di fondi

Foto Chris-Grodotzki/Campact
Foto Chris-Grodotzki/Campact

[di Antonio Tricarico]

Mercoledì scorso la Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo, una delle poche a contare davvero, ha approvato il nuovo testo unico di legge europea sui mercati finanziari, la cosiddetta Mifid.

L’iter legislativo non è concluso – i governi possono metterci ancora mano, così come la plenaria del Parlamento – ma già si può capire quanto in Europa i mercati finanziari saranno maggiormente regolamentati (oppure no) dopo tanto parlare di nuove norme.

Particolare attenzione è stata data alla regolamentazione dei prodotti derivati applicati alle commodity agricole, ossia il cibo, dal momento che in tanti ritengono la speculazione finanziaria una delle principali cause per il forte aumento e la volatilità dei prezzi delle derrate agricole, con conseguenze pesantissime per i poveri sul pianeta.

Alla fine il Parlamento europeo ha introdotto delle limitazioni su quanto i singoli trader finanziari possono detenere di un certo tipo di contratto o titolo ad un dato momento, sulla percentuale del mercato complessivo e sulla tipologia di scambi. Ma fatta la legge trovato l’inganno: numerose sono le eccezioni che vanno a proteggere dai nuovi vincoli diversi tipi di investitori e prodotti. Su queste basi è difficile pensare che la mole di capitali puramente speculativi oggi dominanti nei mercati delle commodity agricole diminuirà. Negli Usa a breve dovrebbero entrare in vigore i nuovi provvedimenti legislativi sulla stessa materia. Nonostante le eccezioni concesse ai grandi della finanza, in America qualcosa in più si farà, ma non quanto sarebbe necessario per vietare che si speculi anche sulla fame.

Per il sistema finanziario italiano, sempre etichettato come provincialotto rispetto all’arena globale, la questione è importante. Soprattutto perché la borsa di Milano è una piazza abbastanza attiva per la promozione e lo scambio dei prodotti ETF – exchange traded funds – basati anche sulle commodity agricole. La meneghina Intesa-San Paolo, specialmente con la sua struttura specializzata del San-Paolo IMI, non solo commercia questi prodotti anche a livello retail, ma li emette.

E’ interessante che il Forum della cooperazione tanto voluto dal Ministro Riccardi si svolgerà proprio a Milano il prossimo 1 e 2 ottobre. Emblematico che tra i principali sponsor ci sia Intesa-San Paolo. Saranno tanti gli interventi che stigmatizzeranno come si sta andando verso una nuova crisi alimentare, e magari che tra le cause di questa c’è anche la speculazione finanziaria. Il tutto a pochi passi dalla borsa di Milano, dove trader giovani e scaltri staranno affannosamente commerciando proprio ETF sulle commodity, prima di fare un salto in pausa pranzo a sentire il dibattito su come il privato e i mercati finanziari possono aiutare i poveri del pianeta.

Eh già, servono nuove idee. Innovazione finanziaria, ci dicono gli esperti. E perché no, il mondo delle Ong potrebbe uscire dall’”assistenzialismo” dei soldi pubblici e magari imparare a vendere ai poveri contadini del sud del mondo prodotti derivati per assicurarsi contro il rischio del cambio di meteo, oppure delle oscillazioni del prezzo di una certa derrata. La Banca mondiale lo sta già cercando di fare, è quello che diranno i tecnici. Alla fine si potrebbe anche emettere un derivato che scommette su quanti saranno i poveri domani, o tra tre mesi, o alla fine del 2013, come si fa con il Pil e altri indicatori, giusto? Un poverty index fund, purché si dia ragione agli dei del mercato, anche quando si parla di cooperazione e solidarietà.

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