Le istituzioni multilaterali di sviluppo? Poco trasparenti, inaffidabili e troppo “amiche” dei privati

copertina rapporto A private affair
copertina rapporto A private affair

“A Private Affair” (download), il nuovo rapporto delle rete europea Eurodad, dipinge un quadro a tinte fosche delle principali istituzioni pubbliche di sviluppo. Due anni di ricerche sulle attività di tali organismi – con una particolare attenzione alla Banca europea per gli investimenti (BEI) e all’International Finance Corporation (IFC), il ramo della Banca Mondiale che presta ai privati – evidenziano una lunga serie di criticità.

La relazione di Eurodad rileva infatti che:

  • le imprese con sede nei paesi più ricchi hanno spesso ricevuto la fetta più consistente dei contratti. Gli investimenti in alcuni casi passano attraverso i paradisi fiscali – finendo così per drenare preziose risorse alle realtà in via di sviluppo.
  • Al contrario, tali istituzioni concedono un sostegno relativo alle aziende dei paesi a basso reddito. Solo il 3% dei fondi della BEI al di fuori dell’UE vanno a paesi a basso reddito, un dato molto esemplificativo.
  • I paesi in via di sviluppo non hanno praticamente nessuna voce sulla gestione di queste istituzioni, o sulle decisioni che prendono.
  • Il settore finanziario – in particolare le banche d’investimento – è molto favorito dalle istituzioni multilaterali di sviluppo, dal momento che riceve in media oltre il 50% del denaro assegnato al settore privato, sebbene siano state sollevate numerose domande circa il tipo di impatto che avrà questo sviluppo.
  • Tali enti sono estremamente poco trasparenti. La maggior parte non ha meccanismi di tutela legale per le comunità locali impattate dai progetti che finanzia.
  • Eppure queste istituzioni stanno rapidamente diventando potenti attori nel finanziamento per lo sviluppo. Entro il 2015 il denaro destinato al settore privato dovrebbe superare i 100 miliardi di dollari, una cifra che equivale a quasi due terzi degli aiuti ufficiali allo sviluppo.
  • La IFC e la BEI hanno supportato attività alberghiere di lusso rispettivamente in Ghana e Giamaica – alla catena Mövenpick (26 milioni dollari) e alla Marriot (53 milioni dollari) – la prima e in Marocco (Club Med, 14 milioni di euro) la seconda. Tali investimenti sono stati giustificati dal loro potenziale di creare posti di lavoro, ma le organizzazioni locali denunciano l’impatto sull’ambiente e sul territorio provocato da questi progetti.
  • Un altro grande problema rimane l’opacità. Nonostante le numerose richieste del Parlamento europeo affinché la BEI migliori le sue procedure di rendicontazione, in merito ci sono stati ben pochi passi in avanti.

Maria José Romero, autrice del rapporto, ha dichiarato: “Alla luce dei dati che abbiamo raccolto, le istituzioni multilaterali di sviluppo destano molte preoccupazioni e sollevano svariati interrogativi sulle loro operazioni”.

Resta aggiornato, iscriviti alla newsletter

Iscrivendoti alla newsletter riceverai aggiornamenti mensili sulle notizie, le attività e gli eventi dell’organizzazione.


    Vai alla pagina sulla privacy

    Sostieni le attività di ReCommon

    Aiutaci a dare voce alle nostre campagne di denuncia

    Sostienici