21 dicembre 2012: le banche alla fine del mondo

Elaborazione di una maschera Maya da una foto di Wolfgang Sauber, CC-BY-SA-3.0, Wikimedia Commons
Elaborazione di una maschera Maya da una foto di Wolfgang Sauber, CC-BY-SA-3.0, Wikimedia Commons

[di Antonio Tricarico]

Finalmente è giunto, il fatidico venerdì 21 dicembre 2012. Quello che i Maya con il loro calendario avevano predetto come il giorno della fine del mondo, o per meglio dire, in maniera più romantica e visionaria, della trasformazione o rinascita.

In molti rimarranno delusi, perché la “sospensione” e il cambiamento profondo del pianeta terra difficilmente si materializzeranno. Certo, Mario Monti scioglierà la sua riserva su una possibile discesa in campo nell’arena politica. Poca roba, però, in confronto alle crisi che attanagliano il globo, a partire ancora una volta da quella finanziaria.

Eppure, se rileggiamo bene gli eventi degli ultimi giorni, per gli istituti di credito europei e italiani la rinascita c’è stata. Si sono gettate le fondamenta dell’Unione bancaria, che sosterrà e salverà nella nuova era i grandi gruppi creditizi del vecchio continente, che effettivamente nessuno aveva mai aiutato, specialmente nella crisi…

Quindi si ritarda di un anno l’applicazione delle nuove regole dell’Accordo di Basilea per l’adeguamento del capitale degli istituti di credito e la limitazione dell’effetto leva. Effettivamente negli ultimi anni si erano imposte troppe regole vincolanti alle banche e troppa trasparenza che preveniva giochi contabili… Felici di questo soprattutto le banche italiane, desiderose di sostenere sempre più le piccole e medie imprese, anche con più credito di quello che chiedono…

Ma ancor più felice il Monte dei Paschi, che è stata la prima banca italiana a essere salvata dallo Stato con un acquisto di titoli per quasi 4 miliardi di euro. Era ora che avessimo un bail out tricolore, come previsto dai Maya. Bene, bravi, bis! Nella nuova era solidale e vitale del mondo il nuovo governo di sicuro non deluderà i cittadini.

Nel frattempo l’esecutivo uscente ha voluto rassicurare sull’equità nel trattamento per tutte le banche e le fondazioni che le controllano. Per questo si garantisce uno sconto anche di un paio di miliardi di euro nella conversione a ordinarie del 30 per cento delle azioni della banca pubblica d’investimento – Cassa depositi e prestiti – nelle mani delle fondazioni, pur di permettere a queste ultime di avere una parte dei profitti del pubblico anche versando meno della quota dovuta.

Cinque secoli era stato previsto qualcosa di molto più importante, che poi è avvenuto in Italia. Come infatti certificato dalla Banca d’Italia, le famiglie italiane sono diventate nella media più povere di solo lo 0,7 per cento nel 2011 e si prevede circa lo stesso nel 2012. La ricchezza complessiva privata in Italia è scesa a soli 9.200 miliardi lordi, o 8.600 netti se si sconta l’indebitamento privato. Solamente poco più del 400 per cento del debito pubblico italiano… e allora possiamo indebitarci ancora di più, se per una giusta causa e con equità per tutti.

Se l’impero Maya fosse tra noi, sarebbe di sicuro in giubilo e saprebbe la strada da seguire senza indugi: nella nuova era, dopo la crisi e una profonda rigenerazione, in Italia sono così ricchi e solidali che possono salvare le banche all’infinito in nome del bene comune di pochi.

D’altronde tutte le banche private italiane valgono soltanto 60 miliardi di Euro. E invece di comprarcele, forti dei nostri 9.200 miliardi – o dei 250 della Banca pubblica di tutti noi, che si chiama Cassa depositi e prestiti – siamo finalmente una società così matura e superiore alle gioie caduche della materialità che daremo come un flusso vitale infinito la nostra ricchezza ai poveri istituti di credito, i paria della nostra società.

Così i Maya, inebriati da questa redistribuzione all’incontrario – ben diversa da quella egoista conosciuta fino al 2012… – magari si lanceranno in una danza ancestrale con Guzzetti, Mussari, Passera, Bazoli, Profumo, Bassanini, Geronzi, super-Mario 1 e super-Mario 2 e tutti i loro amici – per una volta scomposti e scapigliati – cantando a squarciagola i Rem: “It’s the end of the world, and I feel fine!”

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