Assemblea degli azionisti dell’Eni. Qualche domanda alla società

Palazzo Eni. 12 maggio 2016. Foto Re:Common

Queste le domande rivolte per iscritto dalla Fondazione Responsabilità Etica e da Re:Common all’Eni in occasione dell’odierna assemblea degli azionisti della compagnia petrolifera.
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Nel 2011, l’Eni, insieme alla Royal Dutch Shell, ha pagato 1,1 miliardi di dollari per la licenza del blocco petrolifero offshore OPL 245, in Nigeria. Nel 2015, i pubblici ministeri del Regno Unito, agendo su ordine della Procura di Milano in relazione a un ordine di restrizione relativo al congelamento in Inghilterra dei proventi dell’affare OPL 245, hanno dichiarato che “Gli ordini di confisca nei confronti di Eni e/o Di Nardo e di altri soggetti coprirebbero almeno il valore delle tangenti. Per quanto ne sappiamo, più di mezzo miliardo di dollari fuori della somma che Eni ha versato sul conto JP Morgan Chase (dopo l’accordo transattivo) sono stati erogati a soggetti specifici con finalità apparentemente corruttive”.

Esiste un’inchiesta da parte dalla SEC sul caso OPL 245? L’Eni è stata contattata dalla SEC per quanto riguarda il caso OPL 245?

All’assemblea degli azionisti del 2015, l’Eni ha rivelato che aveva condotto un’indagine interna sull’affare OPL 245 tramite uno studio legale americano, che nei procedimenti giudiziari nel Regno Unito viene indicato come Pepper Hamilton. Al proposito vorremmo sapere se sono stati intervistati tutti i dirigenti dell’Eni coinvolti in questa operazione? Sono stati intervistati anche coloro che hanno partecipato ai negoziati per conto della Shell, di Malabu e del governo federale?

L’indagine di Pepper Hamilton ha avuto accesso ad altre fonti di informazione, oltre alla documentazione ufficiale dell’Eni, ai documenti dei procedimenti in atto negli Stati Uniti e nel Regno Unito?

L’azienda ammette che le forze dell’ordine possono avere accesso a più fonti di informazione rispetto all’indagine di Pepper Hamilton?

Se esponenti chiave dell’Eni come Claudio Descalzi, Roberto Casula, Paolo Scaroni, Vincenzo Armanna e altre figure importanti come Dan Etete o Luigi Bisignani non sono stati intervistati dalla Pepper Hamilton, che inoltre non ha avuto accesso alle prove documentali più rilevanti, si può affermare che i risultati del rapporto sono affidabili? In caso contrario, le dichiarazioni rilasciate alla stampa e nelle precedenti assemblee in merito a tale questione possono essere considerate affidabili?

Nel maggio del 2010, nell’ambito delle trattative per OPL 245 l’Eni ha pagato 500mila euro come “quota di partecipazione” alla Energy Venture Partners. Il pagamento per questa data room è da considerarsi normale?
Qual è stata la valutazione di Pepper Hamilton in merito a questo pagamento?

L’Eni era a conoscenza della presenza di Aliyu Abubakar nell’operazione per OPL 245? Abubakar era presente durante le riunioni, comprese quelle con il personale dell’Eni? Che cosa dice in merito Pepper Hamilton, soprattutto sul fatto che in un tribunale britannico i pm hanno affermato che le società del sig Abubakar avrebbero ricevuto 523 milioni
di dollari dei proventi di OPL 245 e che queste stesse società erano una copertura per il presidente Goodluck Jonathan?

Nel 2014, nelle risposte scritte alle domande in vista dell’assemblea degli azionisti e nelle risposte verbali date dall’ad Paolo Scaroni, l’Eni ha detto che “durante l’audit preliminare svolto dall’ufficio legale di Eni in base alle procedure anti-corruzione della società, non è stato rilevato alcun collegamento di Dan Etete con la società Malabu”. La Pepper Hamilton la pensa allo stesso modo?

Nelle risposte scritte del 2014, la compagnia ha dichiarato che: “Dopo l’assegnazione del blocco, il pagamento del prezzo concordato è stato eseguito nei confronti del governo della Nigeria su un conto deposito a garanzia detenuto dal governo stesso presso una banca internazionale. Come condizione per il pagamento c’era che il governo garantisse la risoluzione di eventuali controversie o procedimenti riguardanti il blocco per dispute che non vedessero il coinvolgimento dell’Eni. Questo non esclude la possibilità di pagamenti da parte del governo a Malabu per la risoluzione di eventuali controversie che non coinvolgevano l’Eni…Per l’Eni l’unica cosa che contava era che l’accordo avesse effetto in relazione al trasferimento dei diritti senza dispute pendenti, inclusa la disputa in atto tra il governo nigeriano, la Shell e la Malabu”.

Nel dicembre del 2015, un giornalista del Sole 24 Ore e Global Witness hanno pubblicato gli accordi sul conto deposito discussi e scritti dall’Eni e dalla Shell, così come le minute prese da dirigenti Eni all’incontro dove l’Eni, Shell e Malabu hanno negoziato collettivamente un accordo per l’OPL245 e un prezzo di vendita de facto che doveva essere pagato a Malabu. L’Eni riconosce che queste prove dimostrano il suo coinvolgimento nel pagamento alla Malabu?

L’indagine della Pepper Hamilton mostra che l’Eni era consapevole del fatto che il governo federale della Nigeria avrebbe utilizzato il totale dei fondi versati da Eni e Shell (1.092 miliardi di dollari) per pagare Malabu? Così la Pepper Hamilton avrebbe riscontrato che l’Eni era stata “coinvolta” nel pagamento di Malabu, contrariamente alle dichiarazioni dell’Eni agli azionisti di cui sopra?

La Pepper Hamilton ha accertato il perché il pagamento per OPL 245 è stato effettuato su un conto di deposito a garanzia, piuttosto che sul conto dedicato della Federazione nigeriana, come richiesto dalla Costituzione di quel Paese? Il pagamento è stato deliberatamente effettuato sul conto di deposito a garanzia per consentire il successivo pagamento a Malabu?

Chi è responsabile per avere scritto gli statements erronei rivolti agli investitori di cui sopra? Che azioni ha intrapreso l’azienda per evitare che ciò si ripeta?

In occasione delle due precedenti AGM, all’Eni è stato chiesto di confermare se Descalzi era al telefono con Bisignani in un momento critico del negoziato su OPL 245, come ripreso dai media italiani. La società non ha risposto e da allora la stessa Eni ha confermato che al telefono c’era proprio Descalzi, dicharando che a fine 2010, “Luigi Bisignani […] tramite la segreteria di Paolo Scaroni prese contatto con Claudio Descalzi. Furono due, al massimo tre, telefonate senza sostanziale seguito”. Descalzi può condividere il contenuto di quelle telefonate con gli azionisti Eni? Perché Descalzi ha creduto che fosse accettabile parlare con Bisignani di un affare che l’Eni stava negoziando? Descalzi ha informato l’ufficio legale dell’Eni di questo contatto con Bisignani nel momento in cui è avvenuto?

Secondo La Repubblica, il 7 aprile 2016 i magistrati della procura di Milano hanno interrogato l’ex manager Eni Vincenzo Armanna sul caso OPL 245. Armanna avrebbe detto che 200 milioni di dollari sarebbero stati “retrocessi” al fine di «remunerare amministratori e dirigenti di Eni» e gli interlocutori Bisignani e Di Nardo. La società ha verificato se uno o più dei suoi dipendenti, inclusi Descalzi, Scaroni o Casula hanno ricevuto una parte dei soldi “retrocessi”?

Dirigenti Eni sono stati interrogati dalla Commissione anti-corruzione nigeriana in relazione alla loro indagine sul deal OPL 245? Descalzi e Casula sarebbero disponibili a essere interrogati?

Qual è la valutazione dell’Eni del rischio di accuse contro la società e i suoi dirigenti rispetto al caso OPL 245, e quale il rischio di una revoca della licenza o di multe da parte delle autorità nigeriane? Che effetto avrebbe una revoca della licenza sulla capacità dell’azienda di rimpiazzarne le riserve? La società ha messo da parte dei fondi a fronte di eventuali multe o sequestri di beni?

Eni era a conoscenza del coinvolgimento o meno di Gianfranco Falcioni, vice console italiano a Port Harcourt, nella distribuzione o nel pagamento del miliardo e 92 milioni pagato per OPL 245? I dirigenti Eni hanno discusso con Falcioni l’affare OPL 245? Il rapporto della Pepper Hamilton ha esaminato queste domande?

Nel giugno 2012 la Allied Energy ha acquisito dalla NAE – Nigerian Agip Exploration dei diritti nelle concessioni OML 120 e 121 in Nigeria. Eni può confermare quanto ha pagato la Allied Energy per questi diritti, e quanto della somma concordata deve ancora essere pagato?

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