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TAP/Corridoio Sud del Gas, l’aiutino della Commissione europea

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Baku, Azerbaigian. Aprile 2015. foto Luca Manes/Re:Common

[di Elena Gerebizza]

Ieri si è svolto a Baku il quarto incontro dell’Advisory Council per il Corridoio Sud del gas. Presenti i rappresentanti dei governi interessati (per l’Italia, il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Ivan Scalfarotto), ma anche il vice presidente della Commissione europea Maroš Šefčovič, che negli ultimi mesi non ha perso occasione per spendersi a favore del mega gasdotto “di priorità europea”. Lo ha fatto anche cercando di accelerare la difficile discussione interna alla Banca Europea degli Investimenti (BEI) in merito al prestito da 1,5 miliardi di euro richiesto da TAP Ag per la tratta finale del corridoio, il gasdotto TAP. E’ stato proprio Šefčovič a scrivere al presidente della Bei lo scorso luglio, assieme al Commissario per l’energia Miguel Arias Cañete, ricordando l’urgente necessità di capitali del consorzio costruttore, a cui anche la Bei era chiamata a fare fronte.

E così alla fine la Bei ha concesso il prestito, ma non senza un significativo “aiuto” da parte della Commissione europea. Per portare il suo risultato a Baku, lo scorso dicembre la Commissione ha infatti deciso di garantire la copertura del rischio sul prestito della BEI tramite il Fondo europeo per gli investimenti strategici – EFSI (link).
Chissà quanto gli stessi Šefčovič e Cañete si saranno spesi per questo. Il dato di fatto è che sebbene sia la Bei ad aver concesso il prestito, sarà la Commissione europea a farsi carico del rischio, sempre con risorse pubbliche quindi.

Al netto della retorica sulla sicurezza energetica, a cui oramai non crede più nessuno, e delle dichiarazioni di intenti uscite ieri da Baku, orientate a rassicurare gli investitori – in primis i colossi della finanza privata, ovvero le grandi banche, ma anche i fondi investimento, i fondi pensione, e i gestori di capitali che potrebbero fare la differenza e dare la spinta necessaria alla costruzione – la verità è un’altra. Ovvero che senza una garanzia pubblica la sostenibilità economica del gasdotto rimane una chimera. E che a Baku le vere discussioni sono avvenute ovviamente a lato dell’incontro ufficiale.

La Baronessa Emma Nicholson, inviato della premier inglese Theresa May in materia commerciale per Iraq, Azerbaigian e Turkmenistan, non ha fatto mistero della fruttuosa cena d’affari a cui ha partecipato con il British Business Group of Azerbaijan (link).

Anche l’inviata della presidenza americana, Sue Saarnio, ha voluto comunicare che il sostegno statunitense al corridoio viene a lato di altre questioni ben più spinose, che hanno ovviamente a che fare con il conflitto in Siria e il sostegno alla NATO della Turchia. Equilibri complessi in cui l’Azerbaigian ha saputo destreggiarsi rimanendo con un piede in due scarpe, come del resto la Turchia, tra Stati Uniti e Russia, e ora Iran (link).

Curiosa anche la dichiarazione circolata dal rappresentante del governo italiano, il sottosegretario allo sviluppo economico Ivan Scalfarotto, che ha confermato il sostegno italiano al progetto indipendentemente dalle prossime elezioni. Forse per dire che non è Renzi il padrino di questo gasdotto? O per confermare la mano pesante contro le proteste sul territorio, che certamente hanno preoccupato Baku e anche la Commissione europea, e che non ha colore politico (link).

Un messaggio che ci fa riflettere molto, su cosa sia davvero importante: ascoltare le voci informate di chi dice no, chiedendosi perché, o andare avanti a prescindere, quasi che l’obiettivo ultimo del governo sia l’opera in se, e il sistema di relazioni collegato, molto più dei presunti benefici promessi dalla stessa?

Che la questione sia spinosa, e che il Corridoio sud e le sue relazioni siano sempre più tossiche, ce lo conferma l’attacco lanciato ieri dal governo dell’Azerbaigian alla rete di giornalismo investigativo OCCRP, il motore della mega inchiesta conosciuta come Azerbaijani Laundromat (di cui abbiamo parlato qui e qui).

Al centro dello scandalo, che ha portato alle dimissioni di diversi deputati a livello europeo, oltre che a un’inchiesta interna al Consiglio D’Europa e a un grande scompiglio nelle segreterie di partiti, governi e istituzioni, c’è l’ex deputato italiano Luca Volontè, sotto processo per corruzione e riciclaggio da qualche mese, dopo che nel giugno 2016 la stampa aveva fatto trapelare la sua indagine per avere ricevuto delle presunte mazzette dall’Azerbaigian.

Come riportato dal Corriere della Sera il 14 febbraio, il tribunale di Milano ha assolto Luca Volontè dall’accusa di riciclaggio. La notizia è stata ripresa brevemente anche da Il Sole 24 ore, ma di fatto è passata sotto traccia nel grande circo mediatico che segue l’attuale campagna elettorale. Non è passata inosservata invece per il governo dell’Azerbaigian, il primo a commentarla con diverse uscite stampa di alti esponenti del governo e con una non troppo velata minaccia di querela alla rete di giornalismo investigativo OCCRP, accusata di avere veicolato una campagna diffamatoria contro il paese del Caspio. Quello che il governo azero ha dimenticato di dire, e che invece si legge sul Corriere, è che il processo di Luca Volontè per corruzione internazionale continua. Forse è proprio questo il vero “problema”.

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Commenti (2)

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    Giovanni

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    Il gasdotto tap potrebbe anche essere collegato agli ingenti giacimenti di gas trovati nel Mediterraneo orientale, al largo di Cipro, dove anche eni ha una zona esclusiva di trivellazione che la Turchia cerca di ostacolare. Un altro gasdotto è previsto, entro il 2021, il quale dovrebbe trasportare il gas “cipriota” in eu. Con molta probabilità è anche questa una delle priorità strategiche che spinge per la realizzazione di tap.

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    Pier Luigi Caffese

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    Il gas da Tap inquina,non è verde,è un precursore come metano dell’ozono che porta al cancro.Poi fa confusione tra biometano-biogas e metano rinnovabile.Confusione voluta da Snam perchè sono arretrati e si rifugiano nell’importare gas,dando del cretino ai progettisti italiani che non sono stupidi come dicevano in coro del tubicino piccolo, Calenda,Bellanova,Renzi.Elia.
    L’industria dei combustibili fossili ha cercato duramente di promuovere il gas in molte forme come “sostenibile” o “verde”. Esistono diversi modi di produrre gas che l’industria chiama rinnovabili, ma questo termine è fuorviante. È sostenibile o verde creare dipendenza dai rifiuti, tagliare alberi per la biomassa e produrre metano con la stessa struttura chimica e le stesse caratteristiche del gas fossile?
    Perché l’industria dei combustibili fossili vuole promuovere l’idea del gas non fossile in varie forme di biometano o biogas? Poiché i grandi operatori di infrastrutture in genere spingono per l’uso di gas in Europa, l’uso dell’idea magica del gas biometano rinnovabile è molto utile per giustificare decenni di costruzione di infrastrutture che servono sia gas fossili che non fossili. La domanda è: si aggiunge al gas o si leva? Snam vuole 10 miliardi di m.3 in biometano ed altri 10 miliardi in m3 dal Tap ma sa che è impossibile e tolto Calenda dovrà rispondere su sprechi miliardari e salute. Questi gas ridurranno significativamente le emissioni di CO2? Da dove viene la materia prima per questi gas? Tutto ciò ha senso economico?Ecco alcuni dei problemi che devono essere presi in considerazione quando parliamo di gas “rinnovabile” non fossile,cioe’ biogas o biometano che non ha niente a che fare con il metano rinnovabile da pompaggi idroelettrici che è un progetto copyright di Caffese e che costa in energia meno di 10 euro a MWh e nel complesso Italia per 3.000 TWh solo 45 miliardi di cui prelendo 1040 Twh ,avrei 100 miliardi di m.3 di metano rinnovabile a costi inferiori e senza inquinanti perchè siamo su 50 gr CO2 x KWh contro i 442 gr.CO2 x Kwh del gas,10 volte meno,significa azzerare le morti da gas..
    Biogas: i biocarburanti Deja-vu.Fin dalla loro introduzione, i biocarburanti hanno suscitato molte critiche per il loro ruolo nel land grab, spostando le colture alimentari per l’energia, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici e l’inquinamento. Mentre i biocarburanti – i combustibili liquidi a base di biomassa – si sono dimostrati una pessima idea, qualcosa di simile sembra essere stato reintrodotto dalla porta di servizio: il biogas. Il biogas è un mix di gas generati attraverso la disgregazione della materia organica attraverso la digestione anaerobica (digestione in assenza di ossigeno).Le materie prime per il biogas, ad esempio, possono essere rifiuti, fanghi di depurazione, colture energetiche, letame o biomassa. Usare i rifiuti per generare energia può avere senso in alcuni casi limitati, ma non dovremmo chiuderci in una società che dipende dalla produzione di rifiuti sufficienti da poter riscaldare le nostre case o cucinare. Inoltre, l’uso del letame si trasformerà in un problema prima piuttosto che in seguito, a prescindere dal fatto che il letame non crea automaticamente metano e in gran parte può essere evitato. La produzione di biogas non è una giustificazione per il grande settore agroalimentare . Ma in Europa, le grandi fattorie possono essere costruite solo perché si impegnano a produrre biogas .
    Biometano: il fratellino di un gas fossile? Certo,poi quello di Snam con 3 tecnologie è solo caro ed è il bidone rifilato dai francesi a Snam che deve pagare i brevetti a costi esorbitanti,quando ha in Italia chi sa progettare meglio per cui l’appalto Calenda-Snam è da rifare.
    Il biogas può essere pulito dalle impurità e aggiornato fino a quando il suo contenuto di metano è abbastanza alto da essere iniettato nella rete. Il gas viene quindi chiamato biometano. A differenza del biogas, che può essere consumato solo localmente, il biometano può essere trasportato utilizzando la stessa infrastruttura utilizzata per il trasporto di gas fossile. Il suo nome rivela già una grande parte del problema che il biometano comporta: proprio come il gas naturale, consiste principalmente di metano, che può perdere durante il trasporto, l’aggiornamento, la distribuzione e l’uso. Inoltre emette quantità significative di CO2 durante la combustione, proprio come il gas naturale. Considerando il piccolo bilancio di carbonio che l’Europa ha lasciato , il biogas non dovrebbe avere alcun ruolo nel nostro futuro energetico.
    Power-to-Gas: se fatto con pompaggi idroelettrici non è mai perdita dell’efficienza.Il cosiddetto “idrogeno rinnovabile” viene prodotto utilizzando bene i pompaggi idroelettrici,mentre viene utilizzato male con poca efficienza con l’elettricità in eccesso proveniente dagli impianti eolici e solari per suddividere le molecole di acqua in ossigeno e idrogeno in un processo chiamato power-to-gas (P2G). Un problema con questo processo è che se usiamo i pompaggi idroelettrici perdiamo solo il 2’% tra energia per pompaggi e desalinizzazione,mentre se usiamo solare e vento molta energia viene persa : l’efficienza complessiva di un sistema di riscaldamento a celle a combustibile con “idrogeno rinnovabile” è stimata al 45%; meno della metà dell’energia immessa in questo processo può essere utilizzata per il riscaldamento.
    Un altro problema con il P2G da acqua e mare=metano rinnovabile può essere iniettato nella rete del gas esistente.Per quello da solare evento, è possibile solo aggiungere circa il 10% di idrogeno all’attuale sistema di gas naturale. C’è un progetto pilota a Leeds (il progetto Leeds City Gate ) per regolare la rete locale in modo che possa trasportare l’idrogeno. Tuttavia, solo questa opzione solare-vento è solo molto costosa e lontana dall’essere applicabile su una scala più ampia,mentre la tecnonologia dei pompaggi idroelettrici ed in certi casi da nucleare notturno ma di IV generazione LFR,non è cara e fattibile su large mass.
    Come si attua il Power to gas per la produzione di metano rinnovabile sintetico / gas naturale sintetico:produrre metano è l’utilizzo di energia rinnovabile e la tecnologia power-to-gas per generare metano sintetico o gas naturale sintetico (SNG).
    Aggiungendo un passo in cima al processo di generazione dell’idrogeno, si ottiene facendo reagire l’idrogeno con la CO2 e trasformandola in metano. Rispetto all’uso diretto delle energie rinnovabili, questo processo è molto efficiente e una parte dell’energia originale aggiunta al processo è finalmente disponibile sotto forma di MR. Ciò ovviamente implica anche che enormi quantità di energia rinnovabile (e superficie) sarebbero necessarie per generare tutta l’energia necessaria che viene poi convertita in metano ma con i pompaggi anche marini,si semplifica.
    L’altra domanda è da dove verrà la CO2. Mentre l’uso di CO2 da processi industriali diminuisce ulteriormente l’efficienza ed è possibile solo vicino ai siti industriali , catturare la CO2 necessaria direttamente dall’aria sarebbe l’unico modo per ottenere almeno da qualche parte vicino alla neutralità del carbonio. Ciononostante, la superficie delle strutture per la cattura diretta dell’aria con una capacità di un gigawatt necessaria per produrre SNG è di circa 27-180 campi da calcio. Pertanto, la SNG non avrebbe solo bisogno di grandi quantità di superficie per l’acquisizione di CO2, ma anche per la creazione dell’energia rinnovabile necessaria in questo processo.SNG ha la stessa identica composizione
    Risolti i problemi di bassa efficienza, la creazione di metano che non danneggia il clima con energie rinnovabili pulite è più che fattibile. Il risultato non e’ più costoso, non consuma terreno e non è dannoso per il clima come la combustione di gas fossile, non blocca soluzioni reali che trattano l’energia acqua o mare come rinnovabile a basso costo in eccesso, sviluppa le batterie litio, le interconnessioni necessarie per portare l’elettricità generata ai consumatori e acqua intelligente con sistemi di archiviazione su diverse scale da 30.000 siti acqua e mare.
    il gas fossile resterà sempre più caro e cancerogeno dei cosiddetti gas rinnovabili. Quindi quale sarebbe l’incentivo per l’industria del gas a passare a loro, in particolare dal momento che vendono già gas fossili sostenendo che è una risorsa per il nostro clima? Solo leggi rigorose, potrebbero forzare un reale passaggio ai gas non fossili e impedire al settore di continuare a svolgere le proprie attività come al solito. Con uno sguardo serio al nostro clima, al potenziale delle energie rinnovabili e alle soluzioni di stoccaggio, e tenendo conto che il metano rinnovabile via FTS puo’ diventare la base per produrre carburanti rinnovabili piu’ che dei biocarburanti, la risposta dovrebbe essere: si. L’efficienza energetica e le rinnovabili reali sono la strada giusta, non un lupo del gas travestito in abiti verdi come Snam.Attendo critiche ma non da chimici che il gas non è mai pericoloso.

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