Il business delle grandi opere

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Il business delle grandi opere

Il business delle grandi opere

La Commissione europea e il governo italiano hanno definito due nuove iniziative finanziare per rilanciare le grandi opere in Italia e in Europa. E rendere le infrastrutture sempre più appetibili per i mercati finanziari, scaricandone il costo sulle spalle dei cittadini. Come funzionano e a chi servono le grandi opere, incluse quelle “inutili”?

Ne parliamo nella scheda “Il business delle grandi opere. Come e perchè i mercati finanziari investono in grandi infrastrutture” a cura di Elena Gerebizza e Antonio Tricarico.

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Commenti (5)

  • Fare quattrini depredando i bilanci pubblici? Anche basta con “Una nuova Finanza pubblica” | L'Altracittà

    |

    […] Una campagna che nasce da una semplice e banale constatazione: i “dominanti” ci raccontano che abbiamo vissuto fino ad oggi sopra le nostre possibilità ed è per questo che il debito pubblico è esploso, ed è per questo che dobbiamo fare sacrifici per ripagarlo. Oltre a non essere vero – mai l’umanità ha avuto risorse e denari come in questo momento storico, mai sono stati nelle mani di così poche persone – ci nascondono un altro punto chiave, ovvero che l’attuale crisi economica è causata sia da una sovrapproduzione eccessiva ma anche, e forse soprattutto, dalla finanziarizzazione dell’economia reale. Dietro ad ogni singola opera pubblica c’è un’interesse terzo che non è quello dei cittadini, bensì della banca, della lobby o del fondo speculativo di turno. Dietro ogni inceneritore, dietro ogni autostrada, dietro ogni rigassificatore, dietro ogni ponte, asilo, scuola da costruire o programma di green economy da realizzare, c’è l’intento di rendere tali opere sempre più appetibili ai mercati finanziari, scaricandone il costo sulle spalle dei cittadini che vedono così il loro denaro – “prestato” alla Cassa Depositi e Prestiti – utilizzato contro di loro, contro il nostro futuro (questo tema è approfondito nell’ottimo dossier di Re:Common “Il business delle grandi opere“). […]

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  • Per una nuova Finanza pubblica

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    […] Una campagna che nasce da una semplice e banale constatazione: i “dominanti” ci raccontano che abbiamo vissuto fino ad oggi sopra le nostre possibilità ed è per questo che il debito pubblico è esploso, ed è per questo che dobbiamo fare sacrifici per ripagarlo. Oltre a non essere vero – mai l’umanità ha avuto risorse e denari come in questo momento storico, mai sono stati nelle mani di così poche persone – ci nascondono un altro punto chiave, ovvero che l’attuale crisi economica è causata sia da una sovrapproduzione eccessiva ma anche, e forse soprattutto, dalla finanziarizzazione dell’economia reale. Dietro ad ogni singola opera pubblica c’è un’interesse terzo che non è quello dei cittadini, bensì della banca, della lobby o del fondo speculativo di turno. Dietro ogni inceneritore, dietro ogni autostrada, dietro ogni rigassificatore, dietro ogni ponte, asilo, scuola da costruire o programma di green economy da realizzare, c’è l’intento di rendere tali opere sempre più appetibili ai mercati finanziari, scaricandone il costo sulle spalle dei cittadini che vedono così il loro denaro – “prestato” alla Cassa Depositi e Prestiti – utilizzato contro di loro, contro il nostro futuro (questo tema è approfondito nell’ottimo dossier di Re:Common “Il business delle grandi opere“). […]

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Le miniere e le centrali a carbone in Nord Boemia provocano da decenni danni ambientali molto pesanti, minando l’ecosistema della regione e la salute di chi la abita. Guarda il video realizzato da Fosco d’Amelio, Mario e Stefano Martone di Audioimage su youtube.

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