Diga di Belo Monte, accuse di traffico di esseri umani

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Proteste contro Belo Monte, Foto Brent Millikan/International Rivers

Proteste contro Belo Monte, Foto Brent Millikan/International Rivers

[di Luca Manes] pubblicato su greenreport.it

Il mega progetto idroelettrico di Belo Monte, nell’Amazzonia brasiliana, sembra essere fonte di infinite preoccupazioni e polemiche. Non bastavano i pesanti impatti ambientali e le conseguenze negative sulla vita delle comunità indigene, ora sono spuntate anche le accuse di traffico di esseri umani.

La scorsa settimana, infatti, la commissione parlamentare che si occupa della delicata questione dello human trafficking ha convocato il presidente della Norte Energia, il consorzio costruttore della diga, per chiedere esaustivi chiarimenti sui rapporti del consorzio stesso con un locale notturno situato all’interno del perimetro dei lavori e dove 18 donne e un’adolescente sono state forzate a prostituirsi per mesi.

Pochi giorni fa tutte le prigioniere sono state liberate dalla polizia, dopo che una di loro era riuscita a scappare, rivelando alle autorità le condizioni di schiavitù in cui versavano e raccontando delle false promesse che avevano ricevuto per trasferirsi dalla loro città di origine, Santa Caterina, ad Altamira. Ovvero la località più prossima al sito della diga che, da quando sono cominciati i lavori di costruzione, ha visto passare la sua popolazione da 90mila a oltre 200mila abitanti, nella stragrande maggioranza emigranti alla ricerca di una qualche fonte di guadagno. Purtroppo questo enorme flusso di persone ha portato con sé delle spiacevolissime implicazioni, come il triplicarsi dei crimini a sfondo sessuale.

Qualora venissero accertate le responsabilità e le connivenze della Norte Energia in questa bruttissima storia, si procederebbe con l’immediata sospensione dei lavori, dal momento che al progetto sono annesse delle misure di mitigazione socio-ambientali molto precise e stringenti.

“Ci sono diversi precedenti, per esempio quelli delle dighe di Tucuruj e Madeira sempre in Brasile, che dimostrano come mega progetti di questo tipo aumentino in maniera esponenziale i casi di traffico di esseri umani e schiavitù sessuale” ha dichiarato Maira Irigaray, esponente dell’organizzazione no profit Amazon Watch.

Oltre al presidente della Norte Energia, il comitato parlamentare intende ascoltare i vertici della Banca di Sviluppo Nazionale del Brasile (BNDES) e dei due istituti di credito pubblici Caixa Econômica e Banco do Brasil, per valutare gli eventuali “danni sociali” inferti dai loro finanziamenti. Secondo la legislazione del Paese latino americano, infatti, gli organismi statali sono direttamente responsabili in caso di impatti sulle popolazioni e sull’ambiente legati alle loro attività.

La BNDES garantisce circa l’80 per cento dei 28 milioni di dollari necessari per la realizzazione della diga di Belo Monte, sul fiume Xingu, che, se completata, diverrà il terzo più grande impianto idroelettrico al mondo. Oltre ai ricorsi, che hanno imposto vari stop ai lavori, numerosissime sono le proteste inscenate dalle comunità indigene e dagli ambientalisti contro un’opera ritenuta fondamentale dai governi di Brasilia per la politica energetica nazionale.

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