TTIP – Non c’è due senza tre!

Scritto da admin il . Categoria Eventi, Investimenti

Immagine tradewatch.org


[di Antonio Tricarico]

Nel pieno dell’estate sono arrivati il secondo e terzo caso contro l’Italia mossi da investitori esteri tramite i famigerati meccanismi di arbitrato internazionale per la risoluzione delle dispute sugli investimenti, noti in inglese con l’acronimo ISDS (che sta per Investor-to-State Dispute Settlement). La clausola ISDS è da mesi uno dei punti caldi del negoziato Ttip, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, e su entrambe le sponde dell’Atlantico ha sollevato le critiche di numerose parti politiche, di tutta la società civile, dei sindacati e anche di una parte dell’industria.

L’Italia ha da sempre la clausola ISDS inserita nei suoi accordi bilaterali sugli investimenti con i paesi in via di sviluppo, giustificandola con la necessità di garantire agli investitori italiani tribunali imparziali in paesi dal vacillante stato di diritto. Ma con i cambiamenti della geografia economica mondiale la clausola ISDS è stata anche azionata da investitori dei paesi emergenti contro i governi dei paesi ad economia avanzata. Il nostro paese ha avuto la prima citazione nel 2014 da parte di alcuni investitori nord-europei che si ritenevano svantaggiati dal taglio dei sussidi statali a favore dell’energia fotovoltaica. Una riduzione per altro contestata anche da alcuni investitori italiani, perché considerata un cambio di legislazione retroattivo.

Nel secondo caso registrato il 7 luglio scorso alla Camera di commercio di Stoccolma sono la danese Greentech Energy Systems e il fondo lussemburghese Novernergia ad accusare il governo italiano per la stessa riduzione dei sussidi alle rinnovabili. Il terzo caso, datato 11 agosto e a cui dovrà rispondere l’Avvocatura dello Stato in un tribunale nominato ad hoc nel forum dell’ICSID della Banca mondiale, ha risvolti ancora più inquietanti.

Infatti se nei primi due casi suscita perplessità il fatto che investitori registrati nell’Unione Europea si rivolgessero ad opachi arbitrati internazionali e non alle corti italiane, ed in caso alla Corte europea di giustizia se non soddisfatti dell’esito processuale, nel terzo caso troviamo un investitore americano che muove la sua accusa tramite una società di comodo registrata in Europa. Il sito dell’ICSID – https://icsid.worldbank.org/apps/ICSIDWEB/cases/Pages/casedetail.aspx?caseno=ARB/15/37 – ci dice che gli uffici legali Dentons Europe, Francia, e l’italiano Pavia ed Ansaldo rappresenteranno la presunta parte lesa, che è la letterbox company Silver Ridge Power BV registrata in Olanda. Società di comodo numero 24421209 registrata l’11 settembre 2007 ad Amsterdam – ironia della sorte! – nell’italianissima Barbara Strozzi Laan 201. La Silver Ridge Power, ex AES Solar, è di fatto una multinazionale con base negli Stati Uniti specializzata in impianti ad energia solare.

E’ giusto ricordare che tutti e tre i casi impugnano il dettato dell’Energy Charter Treaty, trattato internazionale da cui il governo italiano ha deciso di uscire a sorpresa – unico dopo la mancata ratifica della Russia di Putin – ad inizio del 2015. Purtroppo, anche se la decisione di lasciare il trattato sarà confermata ufficialmente entro fine anno, il meccanismo di arbitrato rimarrà in vigore per ben venti anni! E’ lecito a questo punto chiedersi se l’escalation di casi contro l’Italia di investitori internazionali, fuori dalle corti nazionali, continuerà.

Visto come l’ISDS sta diventando una clausola capestro che si ritorce contro il nostro paese, sarebbe il caso di rifletterci più di una volta prima di sostenere che un ISDS, seppur riformato, debba essere incluso nel Ttip.

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Comments (3)

  • Luciano

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    Ciao Dott. Tricarico,
    non capisco dovè e il problema. Gli americani ci invadono con i loro prodotti: non sono eticamente “sani” e di qualità come i nostri. E’ vero e meno male che facciamo questa battaglia. Però quando i cinesi ci sommergono con i loro vestiti e con il loro acciaio. Non rispettano l’orario di lavoro, fanno lavorare i bambini, inquinano etc. Non abbiamo nulla da dire? Perchè le manifestazioni solo per il TTIP?
    La ringrazio per una risposta.

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    • admin

      |

      Caro Luciano Oliveri,

      il nostro commento si focalizzava su un aspetto specifico del negoziato sul TTIP, ossia la liberalizzazione e la protezione degli investimenti esteri. Nonostante abbiamo preoccupazioni anche sul commercio delle merci e dei servizi a livello internazionale, nel TTIP come in altri accordi di libero scambio già siglati o in via di definizione – incluso con la Cina – crediamo che la questione degli investimenti ponga una preoccupazione specifica ed a suo modo unica. Ossia se il capitolo sugli investimenti nella forma attuale venisse incluso nel TTIP e questo siglato e ratificato da tutti i governi coinvolti, allora la clausola di risoluzione delle dispute tramite corti arbitrali private si estenderebbe per motivi tecnici con un effetto domino – difficili da spiegare in poche righe – dal 20% circa degli investimenti globali ad un 60-80%, con implicazioni significative anche per il nostro paese.

      Ossia l’Italia, come tanti altri paesi al mondo, sarebbe passibile di una sequela di cause mosse da investitori multinazionali presso tribunali arbitrati privati opachi e spesso di parte e rischierebbe teoricamente di dover utilizzare ogni anno miliardi del bilancio nazionale per pagare eventuali sanzioni di condanna garantendo i profitti privati degli investitori ad ogni costo. Crediamo che, con tutti i limiti del caso, il diritto italiano ed europeo offrano pur sempre un sistema giudiziario pubblico sufficientemente adeguato ed imparziale per difendere eventualmente i diritti degli investitori da possibili sopraffazioni degli Stati europei. E poi perché solo le multinazionali straniere – americane o cinesi – dovrebbero avere un tale diritto di adire a tribunali privati ad hoc e non le imprese nazionali italiane, o gli stessi lavoratori o cittadini italiani, quest’ultimi per citare in giudizio in tempi brevi e magari con giudici di parte a proprio favore (perché di fatto pagati da chi muove le cause) – come pretendono per loro gli investitori stranieri tramite questi arbitrati privati – nel caso di violazioni della legge nazionale ed europea da parte degli multinazionali stranierie? Pensiamo che questa sia una domanda legittima, di democrazia reale in primo luogo, e poi di pari competizione nella concorrenza a cui rispondere. E questa è una questione di legge uguale per tutti, che si tratti di Usa o Cina.

      Cordiali saluti

      Antonio

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