I fondi per il clima servono davvero?

Scritto da admin il . Categoria Finanza

Taita Hills, Kenya, foto © Adriana Paradiso/Counter Balance

Si chiama Althelia. Nel gergo tecnico è quello che si definisce un “Fondo Climatico”, ovvero un collettore di quattrini per sviluppare progetti che in teoria dovrebbero “fare bene all’ambiente”. In teoria, appunto, perché secondo Re:Common e la rete europea Counter Balance Althelia non è la storia di successo che è stata raccontata quando il fondo fu lanciato in pompa magna quattro anni fa.

Tanto per cominciare non è stata raggiunta la somma prevista. Dei 150 milioni di euro messi in preventivo, se sono stati rastrellati solo 101. La Banca europea per gli investimenti (BEI), la banca di sviluppo dell’Unione europea, ha staccato un assegno di 15 milioni, che sono a tutti gli effetti soldi pubblici che sono andati a sostenere un’infrastruttura finanziaria che, sempre secondo Re:Common e Counter Balance, è ben lontana dal raggiungere i frutti sperati.

Lo scorso anno le due organizzazioni hanno condotto una missione sul campo in Kenya per monitorare il primo progetto in assoluto dell’Althelia, il Kasigau Corridor REDD+ (quest’ultimo è il programma finalizzato a ridurre le emissioni causate dalla deforestazione e dal degrado delle foreste). Nel rapporto redatto da Re:Common e Counter Balance e reso pubblico questa settimana si evidenzia come un investimento nel REDD+ sia in apparente contraddizione con il mandato della BEI. Questo perché il progetto del Kasigau Corridor impone delle limitazioni alle comunità locali per quanto riguarda l’accesso alla foresta, per loro fonte di sostentamento e risorse dal momento che sono composte per lo più da pastori, senza che in cambio ricevano alcun tipo di compensazione. Un evidente corto circuito rispetto agli obiettivi di sviluppo che la BEI si è prefissata.

“Serve una attenta revisione del progetto e più in generale delle finalità del Fondo, tenendo nella debita considerazione gli impatti reali sulle popolazioni delle aree interessate”, denunciano gli estensori del rapporto, i quali si attendono quanto prima una risposta chiara ed esaustiva dalla una risposta chiara ed esaustiva dalla BEI e dal Parlamento Europeo, che sempre più puntualmente effettua un monitoraggio dell’operato di questa banca pubblica.

Ecco il link per leggere il rapporto in inglese.

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