• Home
  • Notizie
  • Honduras, i contadini coraggiosi che denunciano la Banca mondiale

Honduras, i contadini coraggiosi che denunciano la Banca mondiale

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Contadini che si oppongono alla militarizzazione del Bajo Aguan, Honduras. Foto hondurasdelegation, flickr. (CC BY-NC-SA 2.0)

[di Luca Manes]

L’Honduras è uno dei paesi più violenti e pericolosi del Pianeta. Non stupisce che in quell’angolo di America Latina chi provi a far sentire la propria voce, a rivendicare i propri diritti, venga barbaramente assassinato, come è accaduto all’attivista Berta Caceres poco più di un anno fa. Un recente rapporto della Ong Global Witness ci racconta che dal 2010 sono stati uccisi oltre 120 ambientalisti. Un dato agghiacciante, che lascia senza parole.

In questo contesto drammaticamente complesso si auspica che le organizzazioni internazionali giochino un ruolo virtuoso, che facciano il possibile per migliorare la situazione. Non che vengano denunciate per presunte connivenze indicibili, come accaduto in questi giorni alla Banca mondiale, ovvero il più grande ente multilaterale di sviluppo al mondo.

L’International Finance Corporation (IFC), il ramo della World Bank che presta ai privati, è infatti accusato da un gruppo di contadini honduregni di “aver chiuso un occhio” sulle presunte malefatte della Dinant. La compagnia locale ha vaste piantagioni di palma da olio nella Valle di Bajo Aguán, nel nord del Paese, teatro di abusi di ogni tipo e di almeno un centinaio di omicidi dal 2010 a oggi. Nelle due class action depositate presso un tribunale del District of Columbia, negli Usa, si afferma che la Dinant avrebbe giocato un ruolo di primo piano in questa spirale di violenza, impiegando le sue forze di sicurezza per intimidire e uccidere i contadini delle piccole cooperative presenti sul territorio, che evidentemente erano “d’intralcio” alle attività della potente società guidata dal defunto Miguel Facussé. Ma soprattutto si sostiene che la Banca mondiale non si sia fatta scrupoli a prestare denaro a una società così controversa, di fatto incamerando profitti grazie agli interessi poi ripagati dalla Dinant. Già nel 2013 un rapporto dell’organismo indipendente di valutazione dell’IFC aveva mosso delle critiche sul finanziamento accordato alla Dinant, dal momento che non erano state tutelate le comunità della regione.

Gli avvocati di Earth Rights, l’associazione americana che ha aiutato i contadini a presentare i loro ricorsi, hanno dichiarato che nella regione di Bajo Aguán “le persone sono state attaccate nelle case, nei giardini, mentre guidavano l’auto, coltivavano terra o si trovavano davanti alle chiese”.

Tra gli incidenti riferiti nei documenti presentati al tribunale ci sono l’uccisione di cinque contadini e di uno degli avvocati che si occupava di varie istanze contro la Dunant. L’incidente più recente citato nel ricorso risale allo scorso ottobre e riguarda l’assassinio di due contadini, che avevano appena lasciato un incontro di attivisti, presumibilmente da parte di membri di una organizzazione paramilitare. Il più giovane dei ricorrenti, identificato con il nome fittizio di Juana Doe VIII, ha soli otto anni.

La lunga storia della World Bank nella valle Bajo Aguán include il supporto per un contestatissimo programma di modernizzazione della gestione delle terre nel 1990, che è stato più volte indicato come lo strumento che ha spianato la strada per la creazione di piantagioni su larga scala, il tutto a scapito dei piccoli contadini.

Nel 2009 la IFC erogato 15 milioni di dollari alla Dinant, che ha poi ricevuto ulteriore denaro sotto forma di investimenti indiretti.

Non è la prima volta che la Banca mondiale viene denunciata per le conseguenze nefaste delle sue operazioni. Nel 2015 fu la volta delle popolazioni dello stato indiano del Gujarat, pesantemente impattate dagli effetti sull’ambiente del mega impianto a carbone di Tata Mundra, finanziato dalla Banca. Quest’ultima si trincerò dietro l’immunità che sarebbe garantita dalle normative Usa (Paese dove l’istituzione ha sede) e che venne confermata dal primo grado di giudizio – ora si attende l’esito dell’appello. Per il momento l’IFC non ha ancora fatto sapere se si avvarrà o meno dell’immunità, preferendo non commentare sull’intera vicenda. La Dinant, invece, nega qualsiasi responsabilità. Come d’altronde ha sempre fatto da anni a questa parte, mentre le violenze non accennavano a fermarsi.

Tags:

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Le inchieste di Re:Common

Video – “Senza comunità non c’è resistenza”


“Senza comunità non c'è resistenza!” - Assemblea aperta e dialogo sul fare comunità tra esperienze collettive - 29 novembre 2015 ad Avigliana, in Val di Susa. Link al video su youtube.

GODIImenti la pagina con i materiali



Godiimenti, ovvero come inceppare la grande opera e vivere felici. In questa pagina sono disponibili tutti i materiali multimediali - audio, video, pubblicazioni - prodotti nei sei mesi di lavoro del laboratorio di scrittura collettiva. Vai alla pagina

Contatti

Associazione Re:Common

Sede operativa: c/o Binariouno coworking, via di Porta San Lorenzo 5 00185 – Roma, Italia

Sede legale: via Lucio Lombardo Radice 9, 00134 Roma

codice fiscale: 97686900586

Ultime newsletter