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Ferma il gasdotto TAP! L’editoriale di Bill McKibben

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Manifestazione contro il trasferimento degli ulivi sradicati dall’area di costruzione della TAP. Foto Alessandra Tommasi, flickr 350.org, CC BY-NC-SA 2.0.

Mentre la COP 23 entra nel vivo nella città tedesca di Bonn, a Lussemburgo, dove ha sede la Banca europea per gli investimenti, ci potrebbe essere la decisione sul finanziamento di 2 miliardi di euro al Trans Adriatic Pipeline.
Intanto nel Salento la militarizzazione del territorio cresce a dismisura, senza la minima considerazione per le posizioni della popolazione locale, fortemente contraria al progetto.

Sempre oggi su alcuni media internazionali è stato pubblicato un editoriale di Bill McKibben, esperto di questioni ambientali, che riportiamo qui di seguito:

Se qualcuno annunciasse di voler costruire una nuova grande cattedrale in qualche città europea, la maggior parte delle persone sarebbe scettica a riguardo: il numero delle persone che frequentano le chiese è molto diminuito, specialmente tra i giovani; e le chiese che sono già presenti sono spesso vuote. Lo dico senza alcuna gioia, essendo anche io un credente, ma la costruzione di grandi cattedrali è sicuramente un’attività che appartiene al passato.

Tanto più scettici dovremmo essere, allora, dei piani di spendere miliardi di euro di fondi pubblici nella realizzazione di un nuovo e grande gasdotto che attraversa l’Adriatico e si connette al cuore dell’Europa del sud. Il 14 novembre in Lussemburgo – mentre i rappresentati dei governi, dei comuni e della società civile si riuniscono al convegno internazionale sul clima per contribuire ad affrontare il riscaldamento globale – i dirigenti della Banca europea degli investimenti (BEI) si incontreranno e, potenzialmente, decideranno di sprecare due milioni di euro dei contribuenti per finanziare il Gasdotto Trans-Adriatico (TAP). Se glielo lasciamo fare.

In questo momento, mentre il mondo prende coscienza della fatto che deve liberarsi dalla sua stessa dipendenza dai combustibili fossili, progettare questo gasdotto equivale a proporre di costruire una nuova grande chiesa – se non per il fatto che una nuova chiesa non metterebbe in pericolo proprio nessuno. Il Gasdotto Trans-Adriatico, d’altronde, è una macchina che genera riscaldamento globale, e il cui effetto, chiaramente, sarà quello di peggiorare il problema più grande che questo pianeta ha di fronte a sé.

Pensateci. Gli europei, giustamente, prendono in giro il Presidente Trump perché nega il cambiamento climatico. E tuttavia si stanno attivando per costruire uno dei più grandi gasdotti nel mondo – le somme di denaro che vogliono investire in questo progetto sarebbero giustificate solo se TAP fosse operativo per interi decenni. Fondamentalmente, l’Europa e i governi nazionali che sono coinvolti stanno dicendo che “nel 2017 ci aspettiamo che l’Europa sia ancora dipendente dai combustibili fossili.”

Stanno dicendo questo proprio nel momento in cui sta diventando chiaro quanto terribili possono essere gli effetti del cambiamento climatico. Siamo alla fine dei tre anni più caldi mai registrati sul nostro pianeta, e l’Europa stessa ne ha visto gli effetti: incendi boschivi di vasta portata sono ormai un avvenimento regolare, e sono causati dagli stessi episodi di siccità che hanno trasformato alcune delle valli più fertili del pianeta in deserti temporanei. Poi, quando il clima si ribella, lo fa nel peggiore dei modi: ne sono la prova i temporali che hanno devastato diverse località italiane in settembre. Roma è passata dal razionamento dell’acqua ad un’emergenza allagamento in poche ore: “il cambiamento climatico in azione,” ha dichiarato il sindaco.

Nel frattempo, TAP arriva proprio nel momento in cui il costo delle energie rinnovabili sta crollando. Qualunque prospetto giustificasse la costruzione del gasdotto qualche anno fa oggi è sicuramente datato: ogni tre mesi il costo dell’energia solare ed eolica si abbassa. E tra cinquant’anni? L’Europa starà ancora pagando un gasdotto che non servirà a nulla, se non come reperto museale di una tecnologia arcaica. Questo era lo scopo preciso della Conferenza di Parigi sul clima: dovevamo smettere di costruire nuove infrastrutture per i combustibili fossili, e abbandonare progressivamente la dipendenza dal gas e dal petrolio che avevamo già estratto.

Come ha spiegato Johan Rockstorm, il grande climatologo europeo, “una tabella di marcia per raggiungere l’obiettivo, stabilito dagli accordi di Parigi, di rimanere “ben al di sotto di 2 gradi centigradi” ci richiederà di diminuire le emissioni globali del 50% ogni dieci anni. Investire nelle infrastrutture per i combustibili fossili come il Gasdotto Trans-Adriatco è del tutto incompatible con i termini dell’accordo. Va in direzione decisamente contraria al senso comune: quando sei in una fossa, smetti di scavare. E, in particolare, smetti di scavare per installare nuovi gasdotti.

La resistenza a questo gasdotto è forte, e continua a crescere: a San Foca, in Puglia, la comunità locale è furiosa per la mancanza di democraticità con cui, dicono, il governo nazionale gli ha imposto un progetto a cui si erano opposti 94 dei 97 sindaci della zona. Madri, contadini, bambini e il sindaco sono riusciti a respingere la polizia e le ruspe per diverse settimane prima che diversi ulivi sul percorso del gasdotto venissero espiantati. Ma l’azienda responsabile della costruzione si sta affrettando perché sa che questa è la sua ultima possibilità: ancora qualche stagione dalle temperature anomale, ancora qualche altro trimestre con i prezzi dell’energia solare che scendono, e ci renderemo conto che non abbiamo più bisogno di costruire progetti del genere.

Nel suo primo giorno da presidente, Trump ha approvato la costruzione di due oleodotti a cui per anni avevano fatto resistenza interi gruppi di attivisti. È stata una decisione grottescamente sbagliata (e contadini, allevatori, popolazioni indigene e gruppi di ambientalisti continuano ad opporsi a quei progetti). Ma Trump non crede al cambiamento climatico: pensa che sia una voce messa in giro dai Cinesi, e così ha ritirato l’America dagli accordi di Parigi. L’America sta subendo le conseguenze del riscaldamento climatico (pensate alle nostre coste, devastate dagli uragani in questi ultimi mesi) e sta gradualmente abbandonando il suo ruolo di innovatore nel campo delle energie pulite – il livello di stupidità è travolgente. Ma Trump è troppo ottuso per essere ipocrita.

Lo stesso non si può certo dire dei leader europei, i quali sono tutti al corrente di cosa sia in gioco in questo momento. Eppure nessuno di loro sembra intenzionato a fermare la realizzazione, passiva ed automatica, di progetti che sono stati approvati in un’altra era.

Una cattedrale vuota è il ricordo meraviglioso di un’epoca passata, un po’ triste per alcuni, ma sicuramente non un pericolo. Un gasdotto costruito in uno stadio così avanzato della crisi climatica non è solo uno spreco di denaro: è un monumento orizzontale alla follia umana, un pericolo osceno e costante.

Per firmare la petizione di 350.org contro il TAP clicca qui: http://act.350.org/act/ff-finance-action-menu_it/

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Commenti (2)

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    Vincio

    |

    La tap porterà solo inquinameto.
    Noi salentini stiamo pagando in termini di salute

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    Lucio

    |

    Più che programmazione sbagliata, credo sia volontà politica fraudolenta realizzata con la complicità dell’indifferenza dei cosiddetti cittadini italiani.

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