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Esperti e intellettuali scrivono all’UE: “Sostenere il TAP vuol dire tradire l’accordo di Parigi sul clima”

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In una lettera aperta promossa da 350.org e rilanciata da Re:Common, dalla rete europea Counter Balance e dalla Ong inglese Platform, decine di personalità del mondo scientifico, accademico e dello spettacolo internazionale chiedono all’Unione europea di non sostenere il gasdotto TAP, che se realizzato distruggerebbe gli obiettivi dell’UE di salvaguardia del clima.

Un passo indietro sul TAP, terzo segmento del Corridoio Gas del Sud che parte dai giacimenti dell’Azerbaigian, sanerebbe una contraddizione che vede da un lato i leader europei criticare giustamente la decisione del presidente degli Usa Donald Trump di non onorare l’accordo sottoscritto alla COP21 di Parigi del 2015, mentre allo stesso tempo l’UE muove passi decisivi per realizzare nuovi progetti per sfruttare l’estrazione di combustibili fossili.

La lettera, firmata in Italia tra gli altri dallo scrittore Erri De Luca, dal climatologo Luca Mercalli, dall’attore Valerio Mastrandrea, dal gruppo musicale 99 Posse, dai cantanti Caparezza e Treble, mentre all’estero spiccano il climatologo James Hansen, l’attore Mark Ruffalo e gli scrittori e attivisti Naomi Klein e Bill McKibben. Nel testo si chiede inoltre alla banca di sviluppo dell’UE, la Banca europea per gli investimenti (BEI), e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), di non finanziare il TAP. Le due istituzioni, infatti, stanno prendendo in considerazione l’erogazione di fondi pubblici per l’opera. La BEI potrebbe garantire un prestito record di due miliardi di euro, a palese dimostrazione che senza l’intervento di queste entità esiste un problema legato ai finanziamenti del progetto.

Le società che stanno dietro la costruzione del gasdotto – tra cui spiccano l’italiana Snam, l’azera SOCAR, l’inglese British Petroleum – puntano a ottenere fino a un terzo dei finanziamenti proprio dalle banche pubbliche, oltre che la copertura delle garanzie da parte dei governi coinvolti. Il consorzio che sta costruendo il Tanap, il tratto turco del Corridoio Sud del Gas, ha incassato oltre dieci milioni a fondo perduto dalla Commissione europea, e prestiti agevolati per 800 milioni di dollari dalla Banca Mondiale, divisi a metà tra soggetti turchi e azeri. Sempre per il Tanap un assegno di 600 milioni lo ha staccato la neonata Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture. La Banca europea per ricostruzione e lo sviluppo (Bers) e la Banca asiatica di sviluppo hanno finanziato rispettivamente con 450 e 250 milioni di dollari la Lukoil, al fine di permettere alla compagnia russa di sviluppare proprio il giacimento azero di Shah Deniz 2, da dove dovrebbe arrivare il gas del TAP.

“Il gasdotto TAP è imposto dall’alto, senza una vera informazione e consultazione delle comunità interessate. E’ un progetto che non risponde a bisogni reali né dei territori né del nostro paese o della Comunità europea. Al contrario, come dimostrato da inchieste giornalistiche recenti, fa il gioco del malaffare e rischia di vincolarci per i prossimi 50 anni a un modello energetico insostenibile e dipendente dai signori del gas e dai mercati finanziari. La Bei e la Bers non devono finanziarlo.” ha dichiarato Elena Gerebizza di Re:Common.

Proprio oggi, la rete 350.org lancia inoltre una petizione popolare internazionale che chiede alle istituzioni pubbliche europee di non finanziare il TAP né le altre parti del Corridoio Sud del Gas.

Per leggere il testo della lettera: https://350.org/no-tap-letter-full-it/
Per firmare la petizione: https://350.org/no-tap-letter-it/

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