E la nave va…

La nave argentina bloccata. Foto di Martín Otero (ADBA) CC-BY-2.5 Wikimedia Commons
[di Antonio Tricarico]
Lo scorso 19 dicembre è stata rilasciata la fregata militare argentina bloccata dal 2 ottobre nel porto di Tema, in Ghana.
Il sequestro senza precedenti era avvenuto su ordine della autorità locali in applicazione di un sentenza dell’Alta Corte ghanese ottenuta a proprio favore dal “fondo avvoltoio” NML Capital, domiciliato nelle isole Cayman, ma di proprietà della compagnia di investimento statunitense Elliot Capital. Per sbloccare il caso e liberare la fregata è dovuto intervenire il tribunale internazionale per il diritto del mare.
Fondi avvoltoi, quali NML Capital, sono specializzati nell’acquisizione sul mercato secondario di debiti di società o Stati distressed, ossia sull’orlo della bancarotta, per una somma che è di gran lunga inferiore al valore nominale del debito, inclusi interessi, sanzioni e costi legali. Si direbbe una follia ad alto rischio, ma lungimirante, se il fine è quello di estorcere il ripagamento dell’intero valore del debito o dei beni, ottenendo così profitti astronomici.
Tali fondi sono venuti alla ribalta proprio con le ultime crisi del debito sovrano, anche nei paesi “ricchi”. In Grecia diversi fondi avvoltoi si sono lanciati nell’acquisizione di titoli di Stato prima che il debito fosse ristrutturato, con l’obiettivo di non aderire agli accordi e quindi di battere cassa in toto ad Atene. Cosa che è poi puntualmente avvenuta. Peraltro del 30 per cento di debito greco ancora in mani private, una larga fetta fa riferimento proprio a questo tipo di fondi.
Il caso di NML Capital ci riporta alla saga del default sul debito argentino iniziata nel 2001. La società a stelle e strisce ha fatto causa al governo Kirchner sia nel 2005 che nel 2010 per gli accordi di ristrutturazione del debito che avevano lasciato i creditori privati con una perdita di circa il 30 per cento.
Una volta ottenuto il sequestro della nave di Stato argentina, NML Capital ha chiesto il pagamento di ben 20 milioni di dollari di titoli argentini e un accordo su altri 370 milioni di dollari di debito. Nel 2000, un anno prima del default quasi annunciato dell’Argentina sul suo debito di 100 miliardi di dollari, la NML Capital aveva comprato tango bonds a man bassa, puntando alla strategia da avvoltoio, poi attuata come un orologio, fino ad approdare in Ghana.
Gran parte dei creditori argentini, dopo lungo ed estenuante negoziato, hanno accettato lo sconto del 30 per cento. La NML Capital si è rifiutata, promettendo battaglia. Un po’ quello che hanno fatto tanti piccoli risparmiatori italiani, forse mal consigliati da consulenti e legali, trovandosi oggi ancora a mani vuote, senza neanche la possibilità di bloccare vascelli argentini in visita in Italia.
Per Chephas Lumina, esperto indipendente nominato dal Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite che ha presentato lo scorso 13 dicembre un rapporto sulla questione debito, “non dovrebbe essere permesso ai fondi avvoltoio di comprare debiti di società e Stati in difficoltà, altrimenti le ristrutturazioni e cancellazioni future di questo debito, se necessarie, diventano impossibili”.
Eppure questo business di compravendita del debito dei poveri sembra diventato la norma. Proprio nel 2000, NML Capital vinse già un caso contro il governo del Perù, recuperando il 400 per cento di ciò che il fondo aveva pagato per il debito di poco valore del paese in difficoltà.
Tali pratiche predatorie alla luce del sole, di fronte al silenzio di gran parte della comunità internazionale, legittimano allora il sacrosanto ripudio del pagamento del debito da parte di quei paesi finiti sotto attacco dalla speculazione finanziaria. La drammatica storia dell’Argentina – così come quella più recente dell’Ecuador – ci insegna che è possibile, se si vuole, rifiutarsi di pagare i creditori privati, aprendo poi un negoziato per una cancellazione parziale e ristrutturazione del debito.
Ma i predoni dei mercati finanziari trasformano pure il fallimento in un business – basti pensare al collasso della Lehman Brothers e le dinamiche che ha generato o ai contratti derivati Credit Default Swap che scommettono sul fallimento degli Stati. Il problema quindi sono i mercati, e non semplicemente il debito. Ma così come la fregata argentina dissequestrata, la nave della speculazione ad ogni costo continua a procedere indisturbata tra stati e poveri.
Tags: Argentina, Elliot Capital, Fondi Avvoltoio, Ghana, NML Capital, Tango Bonds
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Comments (2)
Mariano
| #
I 20 milioni di dollari sono stati pagati?
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Antonio Tricarico
| #
No, nessun pagamento per il momento, a quanto ne sappiamo a Re:Common. Ma la richiesta del fondo avvoltoio rimane sempre in piedi, così come varie azioni legali contro il governo argentino.
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