Cosa facciamo

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L’attività di Re:Common si sviluppa su cinque assi tematici ben definiti, che spesso e volentieri si intrecciano tra di loro. Per ciascuno dei pilastri l’associazione conduce delle campagne su casi ad hoc, incentrando la sua attività su ricerche e indagini.

I cinque assi tematici sono i seguenti:


1. Malaffare

La lista è lunga: corruzione, connivenze e legami con la criminalità organizzata, evasione e forme sempre più sofisticate di elusione fiscale, riciclaggio di denaro sporco e un’ampia gamma di abusi di potere.

Tutte forme di malaffare che sono ormai quotidianamente trattate dagli organi di stampa e che hanno un filo rosso che le lega in maniera fortissima: la continua mancanza di impunità, salvo rare eccezioni, di cui godono soggetti pubblici e privati nell’ambito del loro operato fraudolento. Proprio questo profondo intreccio tra pubblico e privato è uno degli elementi che più “merita” di essere svelato e raccontato.


2. Estrattivismo

Nell’attuale fase di dominio del capitale finanziario l’estrattivismo costituisce una parte integrante di quello che è stato definito un processo di accumulazione per espropriazione.

L’estrattivismo si fonda sulla sottrazione sistematica di ricchezza dai territori. Una sottrazione che si combina con lo spostamento forzato della sovranità su quegli stessi territori da chi li vive a chi li depreda. A “decidere” non sono più coloro che sopravvivono grazie a essi, ma i soggetti che si servo del loro controllo per garantire invece il consolidamento e la riproducibilità di questo modello. Che per noi va rigettato in toto.


3. Grandi Opere

In Europa, come nel resto del mondo, i territori vengono sventrati, ristrutturati e rimodellati sulla base di infrastrutture e mega-corridoi concepiti per l’export globale di materie prime e per la creazione di nuovi asset finanziari su cui speculare nei mercati di capitale. Sempre più spesso le grandi opere sono pensate e progettate per oliare un sistema dedito al malaffare e alla corruzione, alimentato da una crescente connivenza tra interessi politici e corporativi.

L’opposizione alle grandi opere deve quindi avere un carattere sistemico e mirare a smascherare il modello estrattivista che è alla base della loro realizzazione.


4. Privatizzazione del diritto

L’utilizzo sempre più sistematico di arbitrati commerciali internazionali da parte delle multinazionali contro gli Stati, che garantiscono profitti sicuri in ogni caso ai grandi investitori; nuovi accordi di partnership pubblico-private che rendono vincolanti per legge i sussidi a vantaggio di pochi grandi gruppi; l’introduzione di meccanismi, come il biodiversity offsetting, che permettono di dare un prezzo alla natura e alla vita e quindi di consentire a chi se lo può permettere di pagare di devastare gli ecosistemi in maniera legale. alla natura e alla vita e quindi di consentire a chi se lo può permettere di pagare di devastare gli ecosistemi in maniera legale. Nei nostri ordinamenti ormai si sta codificando la disuguaglianza della legge basata sul censo. Qualcosa di mostruoso, quanto inaccettabile.


5. Istituzioni fuori controllo

Nel 2012, Re:Common ha raccolto il testimone dalla Campagna per la riforma della Banca mondiale, che dal 1996 si è occupata di monitorare le istituzioni finanziarie internazionali pubbliche, esaminando l’impatto dei loro progetti e delle loro politiche. Re:Common continua su questo solco di lavoro, perché ritiene che tali istituzioni rimangano inadeguate e fuori controllo, del tutto disinteressate dal ricercare il bene comune collettivo quale obiettivo ultimo della loro attività. Non a caso le procedure e i meccanismi interni di questi organismi non garantiscono che le voci delle popolazioni siano ascoltate. A contare sono interessi “altri”, che non condividiamo e accettiamo.

Le inchieste di Re:Common

Video – “Senza comunità non c’è resistenza”


“Senza comunità non c'è resistenza!” - Assemblea aperta e dialogo sul fare comunità tra esperienze collettive - 29 novembre 2015 ad Avigliana, in Val di Susa. Link al video su youtube.

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