Biodiversity offsetting in Madagascar, il ruolo della multinazionale Rio Tinto

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Fotogramma del video “Your Mine” di Stefano Martone e Fosco d’Amelio

Negato il visto a un rappresentate di una comunità in Madagascar che sarebbe dovuto intervenire durante l’assemblea degli azionisti della Rio Tinto a Londra per descrivere gli impatti devastanti causati dal controverso programma di conservazione della compagnia mineraria.

Athanase Monja è un contadino, pescatore, e primo assistente al Sindaco del suo villaggio, Antsotso, lungo la costa sud-orientale del Madagascar. Mercoledì 12 aprile, Athanase avrebbe dovuto partecipare all’assemblea degli azionisti della Rio Tinto, a Londra.

Il suo obiettivo era quello di portare all’attenzione della platea gli impatti negativi che la compagnia mineraria sta provocando nella sua comunità, a causa dell’implementazione di un piano di ‘biodiversity offsetting’, (compensazione della biodiversità).
Per mezzo di tale meccanismo, la Rio Tinto ha imposto delle pesanti restrizioni sulla comunità di Antsotso, impedendone l’accesso alla terra ed alla foresta che costituivano il principale mezzo di sostentamento delle famiglie.
Tuttavia Athanase non potrà essere a Londra. L’Home Office del Regno Unito ha difatti deciso di negargli il visto, senza alcuna possibilità di appello, poiché a suo parere un contadino e pescatore non sarebbe qualificato per ‘parlare di ambiente e diritti umani’.
A rendere tutto ancor più allarmante è il fatto che Athanase era stato di recente contattato da un rappresentante della sussidiaria di Rio Tinto in Madagascar, QMM, il quale gli domandava il perché del suo viaggio nella capitale, Antananarivo, e come mai avesse fatto richiesta di un visto per il Regno Unito. Come queste informazioni possano essere giunte nelle mani della società e poco chiaro e solleva certamente dei sospetti sull’indipendenza del processo.

Athanase non intende lasciare che il suo mancato viaggio nel Regno Unito impedisca alle istanze della sua comunità di emergere durante l’assemblea di Rio Tinto. Per questo, le richieste di Antsotso verrano presentate dai rappresentati Re:Common, Andrew Lees Trust, Friends of the Earth, War on Want, London Mining Network e Collectif Tany durante una conferenza stampa, che si terrà a Londra, al QEEI Conference Centre di Broad Sanctuary, alle 10 del 12 aprile.

Con molta probabilità, la Rio Tinto si mostrerà particolarmente “attenta” rispetto alle domande che gli verranno poste in assemblea riguardo i suoi programmi di biodiversity offsetting. Questo specialmente dopo che la sua Biodiversity Committee, composta da un team di esperti internazionali e ONG, ha rassegnato le dimissioni nell’ottobre del 2016, citando tra le motivazioni il ‘livello insostenibile di rischio reputazionale’ al quale si sarebbero esposti continuando a collaborare con la stessa Rio Tinto nell’implementazione di tale programmi.

Negli ultimi anni, il meccanismo del biodiversity offsetting viene utilizzato sempre più di frequente da parte delle industrie estrattive, intenzionate a ripulire la propria immagine e reputazione.

Il biodiversity offsetting è um meccanismo che “permette” la distruzione di biodiversità in una località, a condizione che tale atto sia “compensato” tramite la promessa di proteggere o “ricreare” la biodiversità altrove.

Tuttavia, vi sono sempre più prove che tali programmi di compensazione spesso e volentieri non rimediano in alcun modo ai danni provocati dalle minierie, bensi legittimano il proseguire della devastazione dei territori, della cultura locale e di comunità intere, come nel caso di Antsotso.

Per questo, quest’approccio è stato da alcuni definito come un doppio ‘land-grab’, che sottrae la terra non solo alle comunità che vivono nei pressi delle miniere, ma anche a quelle intorno alle aree di compensazione, come ben raccontato in questo video prodotto da Re:Common e diretto da Fosco d’Amelio e Stefano Martone

Per capire meglio come funziona il biodiversity offsetting, Re:Common ha anche prodotto un cartone animato, realizzato da Gordo.it:

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