Autostrada per l’inferno

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copertina Autostrada per l’inferno

“Autostrada per l’inferno” è un’analisi approfondita di due grandi progetti di infrastrutture nel Veneto e delle questioni connesse, relative alla corruzione e all’appropriazione dello stato da parte del privato. Il Passante di Mestre e il Mose sono due grandi opere parte di uno dei massimi scandali di corruzione della storia italiana che ha portato all’arresto di uomini politici, imprenditori e funzionari pubblici. Ci si riferisce qui a questo scandalo di corruzione sistemica come al “sistema Veneto”.

Come organizzazioni della società civile  che hanno la missione di rendere le istituzioni finanziarie pubbliche più aperte, trasparenti, responsabili e sostenibili ci siamo concentrati anche sull’aspetto finanziario delle vicende. Di fatto da un decennio il denaro europeo finanzia i discutibili mega-progetti al cuore del sistema.

Nonostante l’emergere di motivi di sospetto, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha elargito vari prestiti e continuato a erogare quote di quei prestiti anche quando scoppiò lo scandalo corruzione e furono avviate in Italia indagini di alto profilo. In realtà la BEI e la Commissione europea sono ancora impegnate a rifinanziare il debito accumulato dal Passante di Mestre tramite l’iniziativa dei Project Bond. Ciò è in netto contrasto con l’impegno della BEI in una “politica di tolleranza zero nei confronti delle frodi e della corruzione”.

Il presente rapporto narra inoltre la storia dei numerosi insuccessi e punti deboli dei sistemi anticorruzione, dal sostegno sconsiderato della BEI e della banca pubblica italiana Cassa Depositi e Prestiti (CDP) alle inerzie dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).

Vi sono documentati numerosi casi di conflitti di interesse e intrecci tra sfera pubblica e privata in ciò che si definisce “combo pubblico-privato” (combinazione tra pubblico e privato). In verità il sistema Veneto ha mostrato una vera e propria appropriazione sistemica dello stato da parte del privato,che emerge nel modo in cui i rapporti tra istituzioni pubbliche ed enti privati erano stati strutturati a vantaggio degli interessi di pochi.

In tempi come i nostri di grave difficoltà economica e finanziaria, di solito i governi non vedono l’ora di sostenere le proprie economie promuovendo investimenti infrastrutturali di grande scala. E troppo spesso l’“urgenza” di portare avanti quegli investimenti accelera i processi decisionali, la scelta dei progetti e in definitiva i finanziamenti europei. Ma una tale fretta rischia più spesso di portare a scelte mediocri basate su valutazioni economiche inadeguate e alla sottovalutazione degli impatti ambientali e sociali. Nel caso del sistema Veneto,  la creazione del debito e le garanzie pubbliche e i meccanismi che la consentono sono anche strumenti cruciali dell’appropriazione dello stato.

Si fa inoltre appello alle istituzioni europee affinché imparino da questo caso e affrontino più seriamente i problemi di frodi e corruzione legati ai progetti finanziati dalla BEI, la  banca dell’Unione Europea.

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