Accaparramento delle terre in Madagascar, la voce delle popolazioni locali

Scritto da admin il . Categoria Pubblicazioni, Terra

Land grabbing in Madagascar cover - Re:Common

“Land grabbing in Madagascar: Echoes and testimonies from the field – 2013″ è il titolo del rapporto lanciato a Parigi da Re:Common, dall’organizzazione malgascia Solidarité des Intervenants sur le Foncier – SIF, e dal Collectif pour la défense des terres malgaches – TANY, un collettivo di attivisti malgasci basato a Parigi.

[Scarica qui il rapporto in inglese]
[Scarica qui il rapporto in francese]

Uno studio che dà voce alle testimonianze delle comunità locali, cioè coloro che subiscono in maniera diretta le conseguenze dell’ accaparramento delle terre ad opera di imprese multinazionali in Madagascar. Il rapporto è frutto della missione sul campo condotta nei mesi scorsi da Giulia Franchi, dell’associazione Re:Common, per verificare da vicino quali sono gli impatti sul terreno di quegli investimenti che implicano un spostamento del controllo della terra e delle risorse naturali ad essa collegate, dalle comunità locali agli investitori stranieri.

Le visite sul campo e la stesura del rapporto sono state gestite in maniera congiunta dalle tre organizzazioni.

Il rapporto guida il lettore attraverso cinque regioni del Madagascar: Ihorombe, Sofia, Alaotra Mangoro, Analanjirofo, Itasy e Diana- esponendo le conseguenze e gli impatti di sei progetti: per gli agrocombustibili la Tozzi Green (Italia) e la Delta Petroli (Italia), per il settore minerario Ambatovy (Canada / Corea del Sud / Giappone) e Mainland Mining (Cina), per il settore forestale Woodlands Mada (Norvegia) e nel settore farmaceutico Bionexx (Libia / Francia / Madagascar). I ricercatori hanno anche trascorso alcuni giorni nell’isola di Nosy Be per verificari gli impatti dell’industria del turismo sull’accesso alla terra per gli abitanti locali dell’isola.

Tutti i progetti esaminati nel rapporto sono opera di investitori stranieri. Ma attraverso la missione sul campo si è potuto appurare che anche gli investitori locali sono degli accaparratori di terra molto attivi in Madagascar, e che gli impatti sulle comunità locali in termini di perdita di accesso alla terra e alle risorse naturali non variano molto se il soggetto è straniero o malgascio.

Il rapporto evidenzia come, contrariamente alle aspettative, il periodo di transizione politica ha visto un aumento esponenziale del processo di accaparramento di terre, a dimostrazione del fatto che il clamoroso caso Daewoo che nel 2009 aveva portato alla caduta dell’allora governo, giudicato colpevole di voler assegnare 1,3 milioni di ettari di terre al gigante coreano, non ha portato affatto ad un ridimensionamento del fenomeno.

Anzi, l’apertura agli investimenti stranieri nel mercato delle terre in Madagascar non è stato messo in alcun modo in discussione dal governo di transizione, che sta operando una serie di interventi legisativi volti a favorire politicamente gli investitori stranieri, spianando la strada ad un business molto lucrativo, nell’incuranza generalizzata per gli interessi delle maggioranze dei malgasci, soprattutto piccoli contadini, pastori e pescatori. La posta in gioco per le popolazioni locali espropriate delle loro terre resta quindi molto alta.

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